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bussola Disambiguazione - Se stai cercando altri personaggi con lo stesso nome, vedi Romolo (disambigua).
Romolo
Re di Roma
Regno 753 a.C. - 717 a.C.
771 a.C.
717 a.C.
Predecessore inizio regno
Successore Numa Pompilio

Romolo (latino: Romulus; Alba Longa771 a.C.Roma717 a.C.) gemello di Remo, è stato il fondatore eponimo e primo re di Roma.

Indice

Leggenda

Romolo e Remo allattati dalla Lupa dipinto di Rubens, ca.1616, Roma, Musei capitolini
Per approfondire, vedi la voce Romolo e Remo.

Nascita

Secondo la leggenda Romolo e Remo erano figli di Marte e di Rea Silvia, sacerdotessa vestale figlia del re di Alba Longa, Numitore, diretto discendente di Enea. Romolo era quindi per parte materna di stirpe reale albana.

Precedenti

Dopo la fuga da Troia, Enea giunge nel Lazio e viene accolto dal re Latino, che gli fa conoscere sua figlia Lavinia. Enea se ne innamora, ma la fanciulla era già promessa a Turno, re dei Rutuli. Il padre di Lavinia ascolta le intenzioni di Enea ma temendo una vendetta da parte di Turno si oppone ai suoi desideri. La disputa per la mano della fanciulla diventa una guerra, a cui partecipano le varie popolazioni italiche, compresi Etruschi e Volsci; Enea si allea con le popolazioni di origine greca stanziate nella città di Pallante sul Palatino, regno dell'arcade Evandro e di suo figlio Pallante.[1] La guerra è molto sanguinosa (subito muore Pallante ucciso da Turno), e per evitare ulteriori vittime si decide che la sfida fra Enea e Turno dovrà risolversi in un combattimento tra i due "comandanti" e pretendenti. Enea ha il sopravvento, sposa Lavinia e fonda la città di Lavinio (l'odierna Pratica di Mare).

Genitori

Per approfondire, vedi la voce Lupercale.

Dopo trent'anni, Ascanio fonda una nuova città, Alba Longa, sulla quale regnano i suoi discendenti. Molti anni dopo uno di questi, Numitore, viene spodestato dal fratello Amulio, che costringe la figlia Rea Silvia a diventare vestale e a fare quindi voto di castità. Tuttavia il dio Marte s'invaghisce della fanciulla e la rende madre di due gemelli, Romolo e Remo. Amulio ordina di ucciderli, ma il servo incaricato di eseguire l'assassinio non ne trova il coraggio e li abbandona alla corrente del fiume Tevere. La cesta nella quale i gemelli sono stati adagiati si arena sulla riva, presso la palude del Velabro tra Palatino e Campidoglio, dove i due vengono trovati e allevati da una lupa. Li trova poi il pastore Faustolo che insieme alla moglie Acca Larenzia li cresce come suoi figli. Una volta divenuti adulti e conosciuta la propria origine Romolo e Remo fanno ritorno ad Alba Longa, uccidono Amulio, e rimettono sul trono il nonno Numitore.

Fondazione di Roma

Per approfondire, vedi la voce Fondazione di Roma.

Ottengono quindi il permesso di andare a fondare una nuova città, nel luogo dove sono cresciuti; Romolo vuole chiamarla Roma ed edificarla sul Palatino, mentre Remo la vuole battezzare Remora e fondarla sull'Aventino. È lo stesso Livio che riferisce le due più accreditate versioni dei fatti:

« Siccome erano gemelli e il rispetto per la primogenitura non poteva funzionare come criterio elettivo, toccava agli dei che proteggevano quei luoghi indicare, attraverso gli auspici, chi avessero scelto per dare il nome alla nuova città e chi vi dovesse regnare dopo la fondazione. Così, per interpretare i segni augurali, Romolo scelse il Palatino e Remo l-Aventino. Il primo presagio, sei avvoltoi, si dice toccò a Remo. Dal momento che a Romolo ne erano apparsi il doppio quando ormai il presagio era stato annunciato, i rispettivi gruppi avevano proclamato re l-uno e l-altro contemporaneamente. Gli uni sostenevano di aver diritto al potere in base alla priorità nel tempo, gli altri in base al numero degli uccelli visti. Ne nacque una discussione e dal rabbioso scontro a parole si passò al sangue: Remo, colpito nella mischia, cadde a terra. È più nota la versione secondo la quale Remo, per prendere in giro il fratello, avrebbe scavalcato le mura appena erette [più probabilmente il pomerium , il solco sacro] e quindi Romolo, al colmo dell-ira, l-avrebbe ammazzato aggiungendo queste parole di sfida: «Così, d-ora in poi, possa morire chiunque osi scavalcare le mie mura.» In questo modo Romolo s-impossessò da solo del potere e la città appena fondata prese il nome del suo fondatore. »
(Livio, cit., I, 7 - Ed. Garzanti 1990, trad. di G. Reverdito)

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Regno di Romolo

Per approfondire, vedi la voce Ratto delle Sabine.

Romolo quindi divenne il primo re di Roma; a questo punto si trovò davanti al problema di popolare la città, in quanto tutti i nuovi abitanti erano maschi. Decise di risolvere il problema a danno dei Ceninensi, degli Antemnati, dei Crustumini e soprattutto dei famosi Sabini, questi ultimi stanziati sul vicino colle Quirinale, organizzando e portando a termine il rapimento delle donne.

Ersilia separa Romolo dal re sabino Tazio, olio su tela del Guercino, 1642, Parigi, Musée du Louvre.

Morte, sepoltura e deificazione

Dopo quaranta anni di regno, secondo la tradizione, Romolo venne assunto in cielo durante una tempesta, per poi apparire al suo vecchio compagno albano Proculo Giulio, il più antico personaggio noto appartenente alla gens Giulia.

In quell'occasione, Romolo gli rivelò il futuro glorioso di Roma che sarebbe divenuta Caput Mundi, spiegandogli di essere stato rapito in cielo per volontà degli Dei. Romolo chiese infine a Proculo Giulio di voler essere venerato come dio protettore di Roma, con il nome di Quirino.

L'evidente somiglianza delle tradizioni, ha indotto alcuni storici a ritenere che questo racconto abbia ispirato quello relativo alla risurrezione di Gesù[2].

Nella probabile realtà storica, invece, il primo re di Roma sarebbe morto assassinato dai patres durante una seduta del consiglio regio al Volcanal. Il suo corpo sarebbe stato poi simbolicamente smembrato e le sue parti sepolte nelle varie aree componenti il territorio della città.

Attribuzioni

Al regno di Romolo si attribuiscono i primi ordinamenti romani: con la costituzione del consiglio dei patres, cioè l'assemblea dei capi delle cento gentes originarie, che sarebbe poi divenuto il Senato di Roma, la divisione del popolo in patrizi e plebei, l'istituzione delle curie.

A Romolo si attribuisce anche l'introduzione a Roma dei dodici littori che precedevano e proteggevano il sovrano; in effetti si tratta di un'istituzione già presente nelle città etrusche, dalla quali fu probabilmente ripresa ed introdotta in Roma in epoca storica.

Sempre a Romolo, comunque all'epoca in cui avrebbe regnato, si attribuisce l'istituzione del diritto di asilo, a quanti erano stati banditi o fuggivano dalle città vicine; la circostanza si può ricollegare all'esigenza di popolare la città.

Ottenne grandi vittorie contro i fidenati e i veienti, anche se queste non furono decisive.

Romolo, uccisore di Acrone, porta le sue spoglie al tempio di Giove dipinto di Jean Auguste Dominique Ingres, 1812


Al Ratto delle Sabine è anche collegata la vicenda di Acrone della città di Caenina

Critica storico-archeologica

La reale esistenza di Romolo è stata lungamente discussa, ma secondo lo storico Theodor Mommsen sarebbe comprovata dalla presenza tra le gentes originarie di Roma (di cui parla Tito Livio) della gens Romilia, nota da iscrizioni, che è stata identificata con il clan familiare dei discendenti di Romolo, e che diede anche il proprio nome ad una delle più antiche Tribù territoriali. Se ne ha conferma da una glossa di Festo (la 331 nell'epitome di Paolo Diacono, edita da Lindsay), che riporta appunto l'esistenza di una tribù Romulia[3].

Secondo il linguista Carlo de Simone[4], i nomi di Roma e Romolo sarebbero collegati ed entrambi deriverebbero da un termine ricostruito in ruma, al quale la tradizione romana assegnava il significato di "mammella". Il termine sarebbe di origine etrusca, perché non ne è stato trovato l'etimo indoeuropeo (e l'unica lingua non-indoeuropea della zona era appunto l'etrusco). Il termine sarebbe entrato come prestito nel latino arcaico e avrebbe dato origine al toponimo Ruma (più tardi Roma) e ad un prenome Rume (in latino divenuto Romus), dal quale sarebbe derivato il gentilizio etrusco Rumel(e)na[5], divenuto in latino Romilius.

Secondo altre ipotesi (sempre più smentite dalle campagne archeologiche), i più antichi dei re di Roma sarebbero figure principalmente simboliche (in particolare sembrano complementari i primi due, Romolo e Numa Pompilio, che avrebbero introdotto le massime istituzioni politico-militari e religiose dello stato).

La reale esistenza della figura di Romolo visto come effettivo fondatore, primo legislatore e re-sacerdote, è stata rivalutata con grande entusiasmo dall'archeologo Andrea Carandini, sulla base dei risultati dei recentissimi scavi condotti alle pendici del Palatino, che avrebbero portato al rinvenimento dell'area corrispondente alla vera Regia di Romolo, ove sono stati rinvenuti reperti fittili databili con certezza al secolo VIII a.C., circostanza che darebbe conferma anche dell'esattezza cronologica delle fonti storiografiche latine sull'epoca della fondazione di Roma. Le scoperte archeologiche di Carandini - ben illustrate nelle sue minuziose pubblicazioni, di cui "Sindrome Occidentale" è quella che meglio le riassume, per chi non volesse affrontare tomi decisamente impegnativi ma comunque straordinari come "La nascita di Roma" e "Romolo e Remo" - sono forse le più sensazionali occorse nella Capitale nell'ultimo secolo.

Note

  1. ^ Sia Livio (Ab Urbe condita libri, I, 7), sia Ovidio (I Fasti, I, 470 e sgg.) narrano di una migrazione dalla città greca di Argo, guidata da Evandro
  2. ^ Giordano Bruno Guerri, Antistoria degli italiani, Mondadori, Milano, 1997
  3. ^ Paul. Fest. 331 L.: Romulia tribus dicta, quod ex eo agro censebantur, quem Romulus ceperat ex Veientibus.
  4. ^ Carlo de Simone. "Considerazioni sul nome di Romolo". In Andrea Carandini, Paolo Carafa (a cura di), "Palatium e Sacra via" I. Bollettino di Archeologia, pp. 31-33, 1995 (2000).
  5. ^ Gentilizio Rumelna attestato dall'iscrizione sull'architrave della tomba 35 della Necropoli del Crocifisso del Tufo, a Orvieto. Iscrizione databile al VI secolo a. C.: Mi Velthurus Rumelnas.

Voci correlate

Predecessore: Re di Roma Successore:
inizio regno 753 a.C. - 716 a.C. Numa Pompilio I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
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inizio regno {{{data}}} Numa Pompilio




 

 

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